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Aspetti Archeologici

Fornace romana

Le più antiche testimonianze archeologiche sulla Valle Staffora risalgono al periodo del Neolitico (3500 a.C. ca): si tratta di sporadici rinvenimenti avvenuti a Guardamonte, Salice Terme e Castellaro di Varzi. Quest'ultimo, avvenuto nel 1961, consiste nel ritrovamento di un'ascia litica in serpentino verde con le due facce convesse molto usurate. Il ritrovamento appare interessante per il luogo: nell'alta valle Staffora, dove è dunque testimoniata la presenza umana anche in epoche remote. La zona di Santa Margherita, insieme a tutta la valle, è stata teatro, in epoca più recente, dell'insediamento dei Liguri1. Si tratta di una popolazione su cui le fonti storiche sono molto scarse e stereotipate e ricordano in genere la loro condizione primitiva. 

I Liguri abitavano in borghi formati da capanne sparse e, non di rado, nelle caverne naturali, comuni sugli Appennini. Si occupavano di agricoltura di sussistenza, che non alleviava gli stenti e la povertà di cibo, dovuti alla conformazione montuosa del territorio appenninico. Altra fonte di cibo erano la caccia e la pesca, ove possibile. Per queste popolazioni il monte Penice aveva la prerogativa di montagna sacra: qui è stata rinvenuta nel 1924 una statuetta votiva, databile all'inizio dell'Impero, che testimonia la persistenza del monte come luogo di culto fin dai tempi antichi2. Dopo l'arrivo dei Celti nel VI-V secolo a.C.3, si forma una nuova stirpe, quella Celto-Ligure, che si insedia nella valle Staffora mediante piccole tribù, che abbandonano le alte vette per insediarsi a mezza costa, in posizione più favorevole per procacciarsi il cibo. E' il periodo della fondazione di villaggi come Varzi e, in seguito, Iria (Voghera).

La valle Staffora è ancora al centro della storia degli Appennini con la conquista romana del III secolo a.C., ma soprattutto dopo lo scoppio della II guerra punica nel 218 a.C. e l'arrivo del grande condottiero Annibale. Questi, dopo aver sconfitto i Romani nella battaglia del Trebbia (dicembre 218 a.C.), si attesta sui monti della valle Staffora. La sua permanenza ha lasciato numerose tracce: il toponimo "strada di Annibale"dato alla mulattiera che da Brallo porta a Cima Colletta e al passo del Giovà; il rinvenimento nella stessa zona di una lancia, un coltello e alcune frecce. Solo dopo la sconfitta di Annibale a Zama nel 202 a.C. i Romani riprendono la lotta contro i Liguri, sottomettendoli definitivamente nel 197 a.C.. Inizia il periodo di dominazione romana, caratterizzata da insediamenti di presidi e colonie militari in pianura e lungo la via Postumia4.

I Romani iniziano, poi, la penetrazione dell'alta valle Staffora, probabilmente sia a caccia dei disertori dell'esercito, che si erano rifugiati in zone inaccessibili, sia per i cristiani che, perseguitati nelle città, erano fuggiti sui monti. Proprio al periodo romano risale il più importante ritrovamento avvenuto nel Comune di Santa Margherita di Staffora: la fornace di Massinigo. Questa fu rinvenuta nel 1957 in occasione dei lavori di costruzione della scuola elementare. La fornace è una delle strutture di questo tipo meglio conservate in Lombardia e l'unico impianto produttivo del genere in Oltrepo'. Il forno ha pianta circolare con fondazione in pietra locale e alzato in laterizi. Dell'impianto rimane un piano di cottura in argilla forato e sostenuto da un corridoio a volte che collegavano i muretti di sostegno della camera di combustione. Il legname combustibile veniva immesso tramite un praefurnium, conservatosi solo in parte.

La fornace aveva tiraggio verticale: il calore usciva attraverso i fori del piano di cottura, riscaldava la camera dove si trovavano gli oggetti da cuocere e usciva da un camino. Questo manufatto serviva per la cottura di mattoni e tegole: lo spessore del piano di cottura è, infatti, notevole ed è stata rinvenuta una grande quantità di materiale edilizio all'interno della struttura stessa. Le analisi di tipo archeomagnetico hanno permesso di collocare l'ultimo momento di utilizzo del forno entro la prima metà del I secolo d.C. 

a cura di SILVIA MARCHESE

 

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